fuoco_estate_INSTA.jpg

Agni:

Siamo finalmente in piena estate, il caldo si fa sentire e nei pensieri di tutti riecheggia un solo desiderio: le meritate vacanze.

Negli scorsi articoli abbiamo sottolineato l’importanza dell’incedere delle stagioni e del nostro adattarci al loro ritmo. 

Il sole, il caldo, la luce, i profumi, i frutti... tutto ci parla del vigore della natura nel pieno della sua fioritura, e così anche per noi questa è la stagione in cui siamo stimolati a vivere all’aperto, a contatto con la natura, sfruttando a pieno le lunghe ore di luce.

Il dio Surya, il sole, ci scalda (a volte troppo), ricordandoci tutta la sua potenza di fuoco. Negli antichissimi testi vedici, e nello specifico nel Rigveda, il dio Surya viene descritto come il sole che sorge, vincitore sull'scurità, portatore di conoscenza. Nelle Upanishads si parla di Surya in termini di potenza di visione, percezione e sapere, e anche il più grande poema epico mai scritto, il Mahabharata, lo chiama “occhio dell’universo, anima dell’esistenza, origine della vita”.

Insomma sin dalle tradizioni indiane più antiche la potenza del sole viene cantata ed esaltata in quanto portatrice di vita, luce e conoscenza e soprattutto per la sua forza trasformatrice; e non solo nel bacino culturale indiano, anche le più ancestrali tradizioni culturali autoctone sottolineano e onorano l’importanza della potenza del sole. Fra le tante, citiamo le ritualità legate al mondo contadino, adesso associate alla figura di Sant’Antonio Abate (17 gennaio), sincronismo culturale di riti pagani molto più antichi che, nel cuore più freddo dell’inverno, auspicano il ritorno della potenza del sole, accendendo enormi falò. Rituali di enorme potenza simbolica che letteralmente portano il sole sulla terra, come augurio perché la forza del fuoco (sole) trasformi i rigori dell’inverno nel pieno del rigoglio primaverile ed estivo.

Proprio la trasformazione è il più significativo dei poteri di Surya e di tutte le sue declinazioni che troviamo nelle tradizioni yogica e ayurvedica. Non soltanto, infatti, viene ricordato attraverso la pratica del Surya Namaskar (saluto al sole), ma un concetto molto caro allo Yoga è Tapas, che comunemente viene tradotto come ardore creativo. Tapas rappresenta la forza trasformatrice dell’intelligenza acuta e della capacità discernitrice, connessa all’aspetto buddhico della mente. Qualità che, quindi, è attinente all’autodisciplina e alla determinazione, e la cui funzione raggiunge tutti gli aspetti, sottili e materiali, dell’individuo, affinché possano influenzarsi reciprocamente.

 Nella tradizione ayurvedica, invece, il dio indiscusso della trasformazione è Agni, che vive all’interno del nostro corpo (viene individuato all’altezza del plesso solare) e che abbiamo il dovere di nutrire, se non vogliamo che ci divori. Agni è il nostro fuoco digestivo (associato al Pitta Dosa), che ci permette di trasformare le sostanze che immettiamo nell’organismo da eterologhe a omologhe. Tutti sappiamo che la nostra capacità di digestione può variare a seconda dei cibi che assumiamo, delle stagioni, delle emozioni e via dicendo. Questo accade proprio perché sono tanti i fattori che influiscono sul nostro Agni e sulla sua capacità di trasformazione. 

Ma da dove deriva la capacità di trasformare?

I due elementi (mahabutha) che compongono Agni sono Jala (Acqua) e Tejas (fuoco) e qui un dubbio nasce subito: come possono due elementi opposti come acqua e fuoco stare insieme in un unico elemento? È proprio questa instabilità intrinseca, dovuta alla coesistenza di elementi incompatibili, che aziona il processo trasformativo, che, attraverso la destabilizzazione di una determinata struttura, porta un nuovo ordine. Agni è pertanto un agente destabilizzante, che rielabora le sostanze che introduciamo nel nostro corpo in modo da poterle assimilare o, quando necessario, eliminare (mala). 

Quando Agni non riesce a lavorare bene qualcosa si perde nel processo di trasformazione e il risultato è quello che l’Ayurveda chiama Ama, che letteralmente significa “cibo non cotto”. Ama sono quindi tutte quelle sostanze che il nostro fuoco digestivo non è riuscito a trasformare in modo da essere assimilate e che rimangono nel corpo sotto forma di tossine.

Sono tante le ragioni che possono causare un accumulo di Ama e tutte individuali, da analizzare sotto la guida di un medico ayurvedico, ma in questa sede ci basta ricordare l’importanza dell’atto della nutrizione. Non significa semplicemente soddisfare un bisogno necessario alla sopravvivenza, ma è il primo gesto quotidiano che compiamo per prenderci cura di noi stessi, proprio perché il cibo è la medicina più importante e personale. Nutrirsi è un gesto così determinante che anche le tradizioni più antiche hanno rivestito di sacralità e ritualità. Nella nostra epoca secolarizzata, tutto questo purtroppo si è perso e quasi ci fa sorridere pensare alla nostra capacità di digestione in termini di divinità, ma a ben vedere, quando per troppo tempo mangiamo senza consapevolezza e le conseguenze si fanno sentire, il sorriso tende a scomparire. Proviamo a portare attenzione non solo al cibo che scegliamo, ma anche al modo in cui lo prepariamo, in cui lo assaporiamo, al tempo che ci ritagliamo per mangiare. Sono piccoli gesti che di frequente diamo per scontato, ma che fanno la differenza per il nostro equilibrio. 

Non dimentichiamo, per esempio, che un fattore importante di accumulo di Ama (tossine) nel corpo è l’abitudine a mangiare quando si è in preda a forti emozioni; il nostro corpo riceve tutto quello che viviamo per cui l’accumulo di tossine non si traduce solo a livello fisico, ma anche e soprattutto a livello mentale ed emotivo.

Proviamo in queste vacanze che si avvicinano a dedicarci alla nostra alimentazione, a osservare le nostre abitudini e i nostri bisogni... e chissà, forse scopriremo veramente che il fuoco ci vive dentro! 

 Se in questi mesi estivi il caldo si fa sentire, possiamo ricorrere a una tecnica di Pranayama molto valida per rinfrescare il corpo: Sitali. 

Sitali induce la respirazione attraverso la bocca che è preposta a rinfrescare il corpo. Ovviamente è un tipo di respirazione indicata in climi particolarmente caldi e che aiuta, tra le altre cose, a combattere il senso di sete e di arsura in gola. È un Pranayama che, nelle condizioni climatiche dell’Occidente, è raccomandato solo durante i mesi più caldi dell’anno; per il resto è sempre bene mantenere la respirazione attraverso il naso, per scaldare e condizionare l’aria. 

Per aiutare il corpo a sopportare lo stress dovuto alle alte temperature sono sicuramente validissime le pratiche di Yin e Restorative Yoga: grazie, infatti, al totale rilascio della muscolatura il corpo riesce con più facilità ad abbassare la temperatura corporea.